Nella giornata di ieri, 9 aprile 2020, dopo più di un anno e mezzo dalla richiesta di accesso alla procedura di concordato preventivo “con riserva”, è stata approvata definitivamente la proposta concordataria in regime di continuità con una maggioranza del 58,32%. L’esito di tale proposta non era assolutamente inatteso, dato che sulla carta la maggioranza era già solida. Infatti il debito di Astaldi, pari a 3,5 miliardi di euro, è in mano per più del 56% alle grandi banche creditrici – come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco BPM – e per circa il 4% ai titolari del bond con scadenza 2024 che si erano già espressi favorevoli lo scorso 25 febbraio, a differenza dei dissenzienti titolari dei bond con scadenza 2020, che detengono circa il 21% del debito di Astaldi.

 

Solamente il giorno prima dell’adunanza dei creditori Salini Impregilo aveva ricevuto dalla Commissione Europea il “via libera” all’acquisizione del controllo unico di Astaldi, consentendo, dunque, il lancio del Progetto Italia del quale faranno parte anche la Cassa Depositi e Prestiti ed alcune grandi banche creditrici.

 

I prossimi step della vicenda “Astaldi” saranno l’omologa (formalizzazione delle condizioni concordate) da parte del Tribunale di Roma, l’aumento di capitale da 225 milioni di euro che comporterà l’ingresso ufficiale di Salini e l’arrivo di altri 100 milioni derivanti dalla conversione di debiti da parte di tutti i creditori.

 

Il dramma dei Bondholders “2020” di Astaldi

 

Le vere vittime di tutta questa storia sono i migliaia di risparmiatori che, ahiloro, detengono le obbligazioni con scadenza 2020 e che ieri hanno assistito impotentemente all’approvazione formale di quanto temuto fin dai primi istanti del default di Astaldi.

 

Nei prossimi mesi i succitati obbligazionisti subiranno la conversione delle proprie obbligazioni in Strumenti Finanziari Partecipativi (SFP) – connessi alle “eventuali e future” liquidazioni di alcune concessioni, asset e crediti – ed in azioni quotate di nuova emissione.

 

I maggiori analisti internazionali sono concordi nel prospettare ad oggi un recovery rate realistico nettamente inferiore al 20% del valore nominale delle obbligazioni, dunque fortemente lontano dal 38% previsto dal succitato piano concordatario.

 

Se guardiamo specificamente all’interesse dei bondholders, possiamo sicuramente affermare che l’acquisizione di Astaldi da parte di IHI Corporation – multinazionale industriale giapponese tra le più grandi al mondo che nel gennaio 2019 aveva confermato il suo forte interesse in Astaldi – avrebbe comportato per gli obbligazionisti una ristrutturazione molto meno pesante di quella attuale.

 

Ad oggi i detentori dei bond con scadenza 2020 stanno perdendo più del 90% del valore dei propri titoli ed hanno una prospettiva di recupero di poco superiore al 15%.

 

Cosa fare?

 

Ad oggi la soluzione più immediata e concreta per recuperare le perdite generate dai bond Astaldi è certamente quella di agire contro le banche intermediarie che hanno venduto i succitati titoli instaurando una causa ordinaria o un ricorso ACF (Arbitro per le Controversie Finanziarie) per le responsabilità incorse in sede di vendita/post vendita.

 

Le banche intermediarie in Italia hanno infatti indiscriminatamente venduto i titoli Astaldi al pubblico dei risparmiatori senza alcuna cura degli interessi di questi ultimi, in assoluto spregio degli obblighi di diligenza posti dalla normativa nazionale ed europea a carico degli intermediari finanziari.

 

Tali titoli risultavano già da anni “non investment grade” e quindi non in linea con la maggior parte dei profili dei clienti retail.

 

In aggiunta le banche avrebbero dovuto fornire ai risparmiatori una documentazione molto più esaustiva e chiara in fase di valutazione dell’investimento, rispetto a quanto è invece emerso dalle investigazioni dell’ultimo anno.

 

Infine le banche avrebbero dovuto vigilare sull’andamento dei titoli assicurando ai propri clienti un flusso di informazioni costante ed adeguato man mano che le dinamiche di rischio di Astaldi si accentuavano sempre più.

 

La Martingale Risk, oggi leader in Italia nel recupero delle perdite su investimenti finanziari, sta attualmente organizzando azioni nei confronti delle banche intermediarie che hanno venduto i titoli Astaldi. Finora il 92% delle nostre azioni volte al recupero degli investimenti si è concluso con il recupero delle perdite, e di queste il 58% si è chiuso con un accordo transattivo con la banca controparte.

 

Ad oggi si sono già affidati alla Martingale Risk obbligazionisti Astaldi per un controvalore nominale maggiore di 35 milioni di Euro.

 

Data la grande mole di richieste che stiamo ricevendo, proroghiamo fino al 31 maggio la possibilità di aderire alle nostre azioni di recupero pagando un compenso a risultato ottenuto, pari al 18% oltre iva.

L’offerta è subordinata all’approvazione da parte della Martingale Risk di ogni singolo caso.