LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI PARMA

 

Centinaia di risparmiatori italiani, attendono ancora giustizia dopo essere stati coinvolti in ingenti perdite su acquisto di obbligazioni subordinate Monte dei Paschi di Siena. Grazie alla Sentenza 474/2021 del 12 Marzo 2021 il Tribunale di Parma ha infatti riacceso la speranza per tutti coloro che ancora attendono di essere risarciti da MPS. In questa causa, un anziano risparmiatore della provincia di Grosseto è riuscito a rivalersi sulla banca intermediaria. Nel 2011 l’uomo aveva investito, consigliato dal consulente, sulle obbligazioni MPS ad alto rischio, subendo un’importante perdita economica. Il giudice del Tribunale di Parma ha dato ragione al risparmiatore, riscontrando come la banca non avesse rispettato i propri obblighi normativi, fornendo incomplete e scorrette informazioni al proprio cliente rispetto alla natura del prodotto finanziario. La banca intermediaria è stata dunque condannata a versare un risarcimento di 22.300 Euro oltre alla rivalutazione monetaria degli interessi legali.


MONTE DEI PASCHI: ANCORA RICHIESTE DI CHIAREZZA SUI CONTI

Anche se i conti di Monte dei Paschi di Siena hanno visto un utile di 119 milioni di euro, venendo da diversi bilanci in perdita e con una mancanza (shortfall) di capitale atteso dalla stessa banca per meno di 1 miliardo al 31 marzo 2021, il gruppo è stato spostato dalla grey list alla black list della Consob e dovrà pubblicare tutti i mesi gli aggiornamenti sulla situazione di capitale, a causa del clima di forte incertezza rispetto alla continuità aziendale. Nel mentre, i periti del Tribunale di Milano hanno depositato un volume di quasi 6 mila pagine relative ai conti dal 2012 al 2017, dai quali emerge una corretta contabilizzazione dei crediti non comunicata al mercato prima dei suddetti aumenti di capitale.

I FALSI IN BILANCIO MPS POTREBBERO ARRIVARE AL 2017 E NON PIÙ SOLAMENTE AL 2015

Le verifiche vertono sull’analisi della corretta contabilizzazione delle rettifiche risultanti da tre ispezioni di Bankitalia e Bce tra il 2012 e il 2017, nell’ambito del procedimento che vede indagati per falso in bilancio gli ex vertici di Mps, Alessandro Profumo, Fabrizio Viola e Paolo Salvadori. Lo scorso ottobre lo stesso Tribunale di Milano ha condannato a 6 anni Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, imputati come ex presidente ed ex Amministratore Delegato di Mps.

Nel documento dei periti appena depositato, emerge come Banca MPS fosse orientata a contabilizzare le perdite su crediti al loro verificarsi, e non a valutare i crediti sulla base del loro valore di presumibile realizzo in ossequio al principio di competenza.

L’analisi ha permesso di osservare come la violazione dei principi contabili non abbia riguardato solo il periodo 2012-2015, ovvero quello della gestione Profumo – Viola, ma anche la successiva gestione 2016-2017 sotto la guida del nuovo Amministratore Delegato Marco Morelli. Dalla perizia è infatti risultato che al 31 dicembre 2016, Mps aveva un patrimonio netto di soli 3,5 miliardi rispetto al valore riportato a bilancio di 6,4 miliardi: questo vuol dire che contrariamente a quanto comunicato alla Bce, Mps all’epoca non rispettava affatto i requisiti minimi di capitale quale condizione necessaria per ottenere dalla Commissione Europea il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale nell’estate 2017. Le procedure e le direttive in tema di contabilizzazione dei crediti deteriorati di Mps sino al 2017 sono dunque risultate generiche e totalmente inefficienti per una corretta valutazione dei crediti, con conseguente violazione della normativa e dei principi contabili internazionali in materia.

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