L’ERRATA INDICAZIONE DEL TAEG IN CONTRATTO RAPPRESENTA UNA VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI PUBBLICITA’ E TRASPARENZA DA PARTE DELLA BANCA

Il Tribunale di Milano ha recentemente pronunciato una Sentenza con cui ha definito chiaramente l’importanza nei contratti bancari dell’Indicatore sintetico di costo, meglio conosciuto come ISC/TAEG, il quale riveste la funzione fondamentale di indicare il reale e complessivo costo del finanziamento sottoscritto.

La vertenza oggetto di Sentenza ha riguardato un contratto di mutuo stipulato dal Cliente con la banca a novembre 2009.
L’occasione ha permesso al Giudice, la Dott.ssa Ambra Carla Tombesi, di ribadire – riprendendo la normativa di settore – che l’ISC rappresenta un contenuto obbligatorio del contratto, per cui l’erronea indicazione del TAEG concretizza un comportamento illecito dell’intermediario bancario.

Come agire di fronte al TAEG errato

Il TAEG errato in contratto rappresenta infatti una violazione degli obblighi di pubblicità e di trasparenza alla quale l’intermediario è tenuto, ai sensi dell’art. 116 del Testo Unico Bancario, così come richiamato anche nella Delibera CICR 4/3/2003.

Dunque, una discrepanza tra l’ISC dichiarato contrattualmente e quello ricalcolato secondo quanto stabilito dalla normativa di settore può essere considerata come fonte di responsabilità contrattuale della banca in quanto costituisce un evidente inadempimento da parte di quest’ultima. Di conseguenza, il Cliente può avere il diritto di ottenere il risarcimento del danno subito a causa della fuorviante indicazione di un parametro contrattuale fondamentale in quanto obbligatorio.

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