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Lecta S.A., uno dei maggiori produttori di carta in Europa, con sedi operative in Italia (Cartiere del Garda), Francia e Spagna, è ormai da diversi anni alle prese con il calo di domanda di carta e la conseguente crisi finanziaria della stessa filiera produttiva. Il debito del gruppo è diventato sempre più insostenibile dopo l’ennesimo calo dei ricavi, ampiamente certificato dalle relazioni finanziarie del 2019 a fronte di una posizione debitoria complessiva di oltre 1,1 miliardi di euro.

Le agenzie di rating, dopo la dichiarazione d’intenti di Lecta di rivedere la struttura finanziaria e patrimoniale del gruppo, hanno rivisto il rating di quest’ultima declassandola a Caa1 (rischio molto alto) con outlook negativo e delineando dunque una situazione di vero e proprio default.

Ad agosto del 2019 Lecta ha avviato le procedure per rinegoziare il debito con i creditori, banche e obbligazionisti. Nello specifico, interessati alla ristrutturazione sono stati i portatori delle obbligazioni Lecta 6,50% 2023 (Isin XS1458413728) e Lecta FRN 2022 (Isin XS1458414023) per complessivi 600 milioni di euro. Questi bond senior erano stati collocati presso investitori istituzionali nel 2016 e quotati alla borsa del Lussemburgo con rating già molto precario.

Ad oggi la soluzione più immediata e concreta per recuperare le perdite è quella di agire contro le banche intermediarie per mancanza di correttezza, diligenza e trasparenza nella vendita dei titoli. È possibile sia intentare una causa ordinaria che incardinare un Ricorso ACF (Arbitro per le Controversie Finanziarie) al fine di recuperare i risparmi perduti.

Le banche intermediarie avrebbero infatti dovuto avvisare i clienti risparmiatori dei rischi associati ai Bond Lecta, man mano che essi diventavano sempre più evidenti con l’evolversi negativo delle dinamiche finanziarie della Società. Al contrario, in molti casi, le banche hanno scaricato indiscriminatamente questi titoli, una volta divenuti ormai tossici, sul pubblico dei risparmiatori, senza alcuna cura degli interessi di questi ultimi che oggi si ritrovano in portafoglio un titolo sospeso dall’attività di negoziazione con una perdita di oltre il 2/3 del prezzo di sottoscrizione.

Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi gli intermediari finanziari permettendo o addirittura consigliando l’acquisto dei titoli Lecta ai propri clienti retail hanno violato gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nella prestazione dei servizi di investimento così come previsto dal T. U. F. (Testo Unico Finanziario), i Regolamenti Consob e il Codice del Consumo (D. Lgs. 206/2005).

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