PERDITE DERIVATE DA AZIONI E OBBLIGAZIONI BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA 

La criticabile gestione di Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (“MPS”), da parte dei vertici aziendali, è stata oggetto di specifica attività di vigilanza, sia da parte della CONSOB che di Banca d’Italia a partire dal 2007. Nell’ultimo decennio MPS è stata oggetto di numerose e complesse operazioni societarie che si sono stagliate sullo sfondo di una generale mala gestio a danno degli investitori.

Molteplici gli avvenimenti e le operazioni che hanno, nel tempo, leso l’interesse dei detentori di azioni MPS ed obbligazioni MPS.

Cominciando dall’acquisizione di Banca Antonveneta S.p.A. Come da comunicato MPS dell’8 novembre 2007, l’acquisizione è avvenuta con controparte Banco Santander S.A. per un corrispettivo complessivo pari ad Euro 9 miliardi. Tale operazione era stata successivamente autorizzata da Banca d’Italia il 17 marzo 2008 “condizionatamente alla realizzazione di alcune operazioni di rafforzamento patrimoniale”. A tal proposito, il 21 gennaio 2008, il Consiglio di Amministrazione MPS ha deliberato il finanziamento dell’acquisizione di Antonveneta mediante:

(i) aumento di capitale (“AUC”) in opzione agli azionisti MPS per Euro 5 miliardi;

(ii) operazione denominata “FRESH”, consistente nell’emissione – per ulteriore 1 miliardo di Euro – di azioni sottoscritte da JP Morgan (“JPM”);

(iii) emissione di un pacchetto di obbligazioni subordinate MPS per Euro 2 miliardi;

(iv) finanziamento ponte, nella misura massima di 1,95 miliardi di Euro, la cui copertura sarebbe avvenuta a mezzo della cessione di asset non strategici.

Nei prospetti informativi approvati dalla CONSOB, MPS riportava come costo complessivo per l’acquisizione di Antonveneta 10,1 miliardi di Euro. Nonostante MPS avesse assicurato di aver svolto una attenta verifica circa le principali tematiche contabili, fiscali e legali di Antonveneta, nel 2011 si è vista comunque costretta ad una successiva svalutazione degli avviamenti iscritti a bilancio per circa 4,3 miliardi di Euro, ai quali si sono aggiunti ulteriori 1,3 miliardi di Euro di “svalutazioni e accantonamenti” per i crediti deteriorati (cd NPL – Non performing Loan).

Per quanto riguarda l’operazione sopra descritta, denominata “FRESH”, le conseguenti verifiche effettuate da Banca d’Italia a fine 2008 hanno appurato come tale manovra – messa in atto da MPS – non presentasse caratteristiche idonee alla computazione nel core capital della banca stessa: la tranche da un miliardo di Euro in questione era da considerarsi come debito ‘puro’ e non computabile nel capitale e, di conseguenza,  avrebbe collocato il reale patrimonio di vigilanza di MPS a 7,80% , ben al di sotto dell’allora vigente requisito prudenziale dell’8,00%.  MPS, pertanto, versava già nel 2008 in uno stato di sotto-patrimonializzazione. La comunicazione di MPS di agosto 2008, con la quale segnalava un patrimonio di vigilanza superiore al 9,00%, pertanto, era una palese informativa falsa data al mercato. L’intera operazione “FRESH”, dunque, è costata a MPS quasi 250 milioni di Euro. La CONSOB, a seguito di un’attenta indagine, ha quindi ripetutamente sanzionato MPS nell’aprile 2014.

Le operazioni di cartolarizzazione e cessione del patrimonio immobiliare, note come “Chianti Classico”, sono state un ulteriore elemento che ha consentito a MPS di alterare le voci di bilancio. Falsando nuovamente il set informativo fornito al mercato ed agli investitori in generale, MPS ha infatti iscritto in maniera del tutto ingiustificata una plusvalenza di 405 milioni di Euro nel bilancio 2010. La forzata chiusura di tali operazioni nel 2013, con il riacquisto da parte di MPS degli immobili coinvolti, ha quindi portato la CONSOB a comminare nuove sanzioni per la banca.

Anche le operazioni in strumenti finanziari derivati conosciute con il nome di “Alexandria” e “Santorini”, aventi come controparte di MPS rispettivamente la banca giapponese Nomura e quella tedesca Deutsche Bank, hanno rappresentano un’altra occasione in cui MPS ha fornito una falsa informativa al mercato, attraverso una forzata interpretazione dei principi contabili internazionali. Tale condotta ha permesso di ‘rimandare’ la rilevazione di ingenti perdite, in realtà già presenti in bilancio. L’attività di vigilanza posta in essere ad opera di Banca d’Italia e CONSOB ha fatto emergere, nella revisione del bilancio 2012, la rilevazione di maggiori passività per 737 milioni di Euro.

A margine di quanto sin ora illustrato, l’andamento – tanto economico quanto patrimoniale – di MPS è stato altresì influenzato, da un lato, da una gestione volta ad accrescere l’esposizione in titoli della Repubblica Italiana, dall’altro da un crescente impatto, anche per rinnovate regole prudenziali, della quota dei crediti deteriorati cd NPL.

L’effetto complessivo, come noto, è sfociato in sostanziali perdite ed in susseguenti necessarie patrimonializzazioni.

Con riferimento al primo punto, basti sottolineare come i 4,1 miliardi di Euro di investimenti in titoli di Stato italiani del 2008 siano diventati nel 2012, addirittura, 25,89 miliardi di Euro. Dati CONSOB spiegano come l’aumento di questi investimenti da parte di MPS sia stato assolutamente maggiore rispetto a quello di altre banche italiane quali – in ordine di capitalizzazione – Unicredit, Intesa Sanpaolo ed UBI Banca. Nel bilancio 2010, ad esempio, l’impatto negativo sul patrimonio netto causato dalle tensioni internazionali sui titoli di Stato italiani ha pesato per MPS per 3,7 miliardi di Euro.

Quanto alla gestione dei crediti NPL cd ‘problematici’, le svalutazioni degli importi a bilancio hanno avuto un pesante impatto negativo tra il 2012 e il 2017. Infatti MPS ha contabilizzato circa 24,5 miliardi di Euro di rettifiche su crediti, con il conseguente deficit patrimoniale che ha portato, ad esempio, al necessario aumento di capitale del luglio 2014 per 5 miliardi di Euro.

Come esemplificato dalla stessa CONSOB, mentre dal 2011 al 2016 il sistema bancario italiano – se pur in affanno – registrava una crescita moderata dei crediti deteriorati (dal 11,2% al 17,3%) per MPS questo indice è più che raddoppiato (dal 14,7% al 34,5%).

La conseguenza del peso delle rettifiche a bilancio dei NPL ha costretto MPS a ricorrere ad un nuovo – ulteriore – aumento di capitale da 5 miliardi di Euro. In più, data la sua situazione patrimoniale assolutamente critica, MPS ha dato corso alla conversione forzosa di alcune obbligazioni subordinate in titoli azionari (cd. Burden Sharing). Questa particolare categoria di titoli obbligazionari è stata, oltretutto, comprata da clienti non consapevoli del maggior rischio insito in tale tipologia di titoli.

Il crescente clima di sfiducia sviluppatosi attorno ad MPS ha – tuttavia – compromesso la buona riuscita dell’operazione di aumento di capitale, non permettendo alla banca di raccogliere i necessari capitali da 5 miliardi di Euro.

L’apice del malcontento verso MPS, ha reso necessario l’intervento del Ministero delle Economie e delle Finanze (MEF) nella compagine azionaria MPS. Con un decreto dell’ottobre 2017, il MEF ha riconosciuto ai possessori di alcune delle obbligazioni subordinate oggetto di conversione forzosa in azioni, un ‘rimborso’ pari all’importo originariamente investito mediante lo scambio con strumenti finanziari “senior” e dunque più sicuri. Il coinvolgimento in questi interventi ha portato il MEF fino all’attuale partecipazione del 68,25%.

Tutte le vicende sopra esposte hanno delineato quello che – nelle parole dello stesso Direttore Generale della Consob Dott. Apponi – è apparso come un “quadro di attività fraudolente volte a dissimulare la reale situazione economico-finanziaria dell’Emittente, nonché gli esiti negativi di operazioni poste in essere dall’Emittente.

La Banca ha operato in un quadro gestionale già appesantito da notevoli esposizioni in titoli di Stato e da un significativo deterioramento degli impieghi, circostanze che hanno trovato riscontro in andamenti del titolo costantemente decrescenti e in giudizi di rating di analogo andamento.

MPS, comunque, ha tentato di celare al mercato ed alle Autorità di vigilanza gli effetti di transazioni non riuscite attraverso complesse operazioni di finanza strutturata”.

 

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2018-12-06T10:47:36+00:00 dicembre 6th, 2018|

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