Martingale Risk è da 15 anni al fianco di investitori privati danneggiati da operazioni di investimento non andate a buon fine. Operiamo tramite contenziosi legali per permettere ai risparmiatori di recuperare le somme perse ingiustamente, a causa di condotte scorrette degli intermediari finanziari che hanno venduto tali strumenti. Nella maggior parte dei casi, previa un’analisi preliminare completamente gratuita e senza alcun impegno per il risparmiatore, richiediamo unicamente una percentuale sulle somme recuperate, importo che oltretutto ci verrà riconosciuto solo a risarcimento effettivamente avvenuto. Martingale Risk ha competenze diffuse legate a contenziosi che hanno riguardato moltissimi strumenti finanziari e, tra questi, rientrano anche quelli per i quali aiutiamo gli investitori a recuperare le perdite finanziarie in investimenti in Certificates.

Certificates: cosa sono?

I Certificati (o Certificates) sono strumenti finanziari derivati  cartolarizzati che incorporano diverse strategie di investimento (più o meno speculative / aggressive), e che consentono all’investitore di esporsi all’andamento di uno specifico sottostante (underlying). Tale replica dei risultati ottenuti dal sottostante può essere semplice (sottostante e Certificato ottengono sostanzialmente la stessa performance percentuale) oppure amplificata, in questo secondo caso siamo in presenza dei Certificati cosiddetti a leva. Tra i sottostanti che più comunemente sono alla base dei Certificati, troviamo: azioni, indici, valute, materie prime (e.g. petrolio, gas), tassi di interesse, et cetera.

I Certificates presenti sul mercato sono ideati e creati da società di investimento internazionali quali WisdomTree, Vontobel, Société Générale ma anche dalle principali banche italiane, come Unicredit, Intesa Sanpaolo, Fineco e BNP Paribas: in questo secondo scenario, dunque, in capo a questi intermediari si configura anche un potenziale conflitto di interessi alla luce dei costi di ingresso/uscita/gestione collegati a questi strumenti.

L’azione proposta da Martingale Risk è proprio nei confronti degli intermediari finanziari, che spesso vendono i Certificates a risparmiatori che non conoscono adeguatamente tali strumenti, e/o che, non informati di tutte le caratteristiche e le fonti di rischio insite in tali strumenti, finiscono per prendere decisioni di investimento non consapevoli dei rischi ai quali avrebbero esposto i propri risparmi, finendo in questo modo per subire in modo incolpevole gravi perdite finanziarie.

Trattandosi di strumenti creati da zero dagli intermediari finanziari, i Certificati presenti sul mercato possono avere le caratteristiche più disparate ma condividendo, in generale, un grado di complessità elevato che di fatto li rende inadatti alla maggior parte degli investitori.

Come anticipato, tra le numerose tipologie di Certificati è possibile distinguere tra:

» Investment Certificates

I Certificati di Investimento (solitamente indicati come Investment Certificates) sono la versione ‘base’ di tale tipologia di strumenti finanziari e non contengono meccanismi volti a implementare un effetto leva (tale da amplificare il risultato ottenuto dallo strumento di riferimento sottostante a questo derivato). I Certificati di investimento sono divisi in due classi, A e B.

Nella classe A sono compresi i prodotti dal funzionamento più semplice, che si limitano a replicare l’andamento del sottostante. Si tratta di strumenti definiti “Benchmark”, sostanzialmente simili agli ETF, che possono essere legati oltre che a indici azionari e obbligazionari anche, ad esempio, a materie prime (ad esempio petrolio, oro, argento, gas) che fino a non molto tempo fa erano accessibili attraverso contratti Futures, altro strumento derivato particolarmente complesso e rischioso.

I Certificati di investimento di classe B, invece, sono prodotti che, rispetto alla classe A, aggiungono una o più componenti opzionarie (includendo così ulteriori strumenti derivati al loro interno) così finendo per alterare il meccanismo di replica del rendimento del sottostante.

Occorre inoltre tenere presente che i Certificates non pagano i dividendi eventualmente staccati dal sottostante (si pensi ad esempio a un Certificato legato all’andamento di un singolo titolo azionario).

Sono tutti quotati in Euro, anche quando il sottostante è espresso in valuta diversa. In questo caso l’investitore dovrà porre particolare attenzione al rischio di cambio, poiché un eventuale deprezzamento della valuta di riferimento del sottostante potrebbe annullare gli eventuali guadagni conseguiti attraverso una performance positiva del medesimo sottostante.

» Certificati a leva 

certificati a leva sono strumenti ancora più complessi e che mostrano un rendimento che diverge, anche largamente, da quello sottostante. Il funzionamento dei certificati a leva è legato a un concetto fondamentale: il “leverage”, o leva finanziaria. In pratica, grazie all’effetto leva, l’investitore sfrutta un meccanismo finanziario che gli permette di collegare il proprio risultato ottenuto ad un capitale maggiore di quello effettivamente investito. Tuttavia, è importante ricordare che l’effetto leva così come amplifica i guadagni in caso di performance positiva dell’asset sottostante, così amplifica le perdite in caso di performance negativa. Tale circostanza è di particolare rilievo poiché, molto spesso, i Certificati a leva includono delle barriere che, in caso di performance giornaliera del sottostante particolare negativa, comportano la liquidazione automatica (d’ufficio, in forte perdita) del Certificato (c.d. evento Knock-Out).

Esempio » Un Certificato a leva 7 sul petrolio perderà il 70% del proprio valore in una seduta di borsa in cui il greggio ha avuto una performance negativa del 10%: ciò significa che se anche il petrolio, successivamente, dovesse recuperare e limitare la perdita, qualora il Certificato avesse contenuto al suo interno una evento Knock-Out la liquidazione automatica (in forte perdita) finirebbe per precludere al cliente qualsivoglia ipotesi di riduzione, quantomeno parziale, delle perdite subite in tale investimento.

Quali sono i rischi per chi investe in Certificates?

Le caratteristiche sopra descritte convergono verso un unico concetto basilare: i Certificati sono strumenti derivati a complessità molto elevata con profili di rischio/rendimento che, di fatto, li rendono inadatti (ovvero non appropriati / non adeguati nei termini della normativa Consob) a buona parte dei risparmiatori. Detto altrimenti, il profilo (MiFID) dell’investitore compatibile con un investimento in Certificati è quello di un soggetto in possesso di una elevata conoscenza degli strumenti finanziari (meglio ancora se accompagnata da studi accademici e/o esperienze lavorative in campo economico-finanziario) oltre che caratterizzato da una lunga esperienza in materia di investimenti.

Esiste ad ogni modo una granitica giurisprudenza, nella quale rientra ad esempio la Cassazione n. 35789 del 2022, secondo la quale anche se in presenza di un investitore per così dire esperto l’intermediario sarà comunque tenuto a risarcire le perdite subite dal risparmiatore se, all’atto dell’investimento, risulteranno essere stati violati gli obblighi informativi, di comunicazione e di trasparenza in capo all’intermediario stesso. Ricorda infatti la Cassazione il risparmiatore, anche se esperto, dovrà ricevere dall’intermediario un’informativa puntuale preliminarmente all’esecuzione dell’ordine: solo in presenza di tutte le informazioni sulle caratteristiche e sui rischi collegati allo specifico strumento la scelta di investimento del risparmiatore potrà essere intesa quale consapevole. Esistono quindi concrete possibilità per recuperare le perdite finanziarie da Certificates.

Nello specifico dei Certificati, dunque, la normativa applicabile chiede agli intermediari di:

  • fornire informazioni specifiche sulle caratteristiche, sulle fonti di rischio e sulla volatilità dei prezzi dei Certificati;
  • consegnare il KID (Key Information Document);
  • presentare ai clienti delle analisi di scenario legate ai Certificati;
  • fornire l’informativa continuativa per Certificati a leva;
  • comunicare ogni modifica delle informazioni rilevanti e informativa sui costi ed oneri.

Come recuperare le perdite finanziarie da Certificates?

Appare dunque evidente che quando si subiscono perdite finanziarie derivanti da un investimento in Certificates è bene appurare se gli intermediari abbiano assolto a tutti gli obblighi di comportamento che la normativa di settore prescrive loro. Quanto disciplinato dalla normativa, comunitaria oltre che italiana, è difatti ispirato al generale principio di tutelare i risparmi degli investitori (alle prime armi o esperti che siano) i quali potranno investire in strumenti estremamente complessi e rischiosi (quali i Certificati) solo se perfettamente consapevoli dei rischi ai quali verranno esposti.

Per chi ha acquistato Certificates ed ha subito perdite finanziarie, il recupero è oggi possibile.

L’azione proposta da Martingale Risk è proprio nei confronti di tutti quegli istituti finanziari che hanno venduto Certificates a risparmiatori non correttamente informati sui rischi o sulle caratteristiche di tali strumenti, così come per tutti i casi in cui sono stati venduti Certificati non adeguati e/o non appropriati al profilo (MiFID) di persone che poi hanno finito per subire (ingiustamente) perdite da investimenti.

Offriamo a tutti gli investitori danneggiati un’analisi preliminare gratuita della documentazione bancaria, volta ad evidenziare se e quanto è possibile recuperare. Inoltre, a seguito dell’analisi, Martingale Risk è disponibile ad avviare un’azione risarcitoria senza richiedere alcun costo anticipato, ma solo una percentuale sulle somme recuperate.

Per sottoporci gratuitamente e senza impegno il tuo caso e scoprire come recuperare le perdite finanziarie da Certificates, clicca qui.