Annullamento dei contratti derivati

Società piemontese fa valere i propri diritti in giudizio e recupera mezzo milione di Euro persi a causa dei derivati sbagliati, i contratti derivati sono stati annullati.

Decisiva la Sentenza n. 858/17 dep. il 19/04/17 della Corte D’Appello di Torino, che ha condannato la nota banca nazionale a rimborsare Euro 523.000 a titolo di risarcimento, ribadendo così il principio della nullità di quei contratti derivati che vengono proposti dalle banche, e sottoscritti dai clienti, con la dichiarata finalità di copertura contro il rischio di aumento dei tassi di interesse di un indebitamento sottostante ma che, in realtà, non sono idonei a soddisfare tale scopo proprio per la struttura finanziaria che li caratterizza.

Dal 2000 al 2006 la società, che gestisce attività alberghiere sul lago Maggiore, ha stipulato con la banca cinque contratti derivati SWAP, tutti con la dichiarata finalità di copertura dal rischio di aumento dei tassi di interesse su un mutuo acceso a tasso variabile.

Successivamente, la società ha agito in giudizio chiedendo la dichiarazione di nullità dei contratti stipulati e la conseguente restituzione dei differenziali negativi pagati. Il CTU nominato dal Giudice ha effettivamente ravvisato la presenza di commissioni implicite a carico della società non dichiarate dalla banca al momento della sottoscrizione del contratto, tali da rendere sproporzionato il rischio (alea) esistente tra le parti. Inoltre ha accertato che la natura meramente speculativa anziché di copertura dei contratti sottoscritti tra le parti.

In tal modo la banca sarebbe venuta meno al dovere di informazione sui rischi attinenti l’operazione finanziaria ex art. 21 del TUF, che vanno necessariamente dichiarati in quanto da essi può dipendere l’interesse del cliente ed il rischio a cui esso decide di esporsi.

Tale mancata indicazione ha comportato un grave inadempimento da parte dell’istituto di credito, che ha portato alla risoluzione dei derivati oggetto di vertenza e la restituzione di tutte le perdite provocate all’azienda cliente.

Recentemente, anche l’appello presentato in giudizio dalla banca è stato dichiarato inammissibile. La Corte d’Appello ha infatti condiviso l’orientamento del Giudice di primo grado e confermato il risarcimento in favore dell’impresa di Euro 523.000.

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Fonte: Articolo

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