A seguito di una recentissima pronuncia del Tribunale di Ancona del 18-11-2014, con la quale una Banca è stata condannata alla restituzione di Euro 123.000,00 ad un proprio correntista per effetto della dichiarazione di nullità di clausole afferenti il contratto di conto corrente.

 

Nel caso di specie, il Cliente ha sottoscritto nel 1992 con un primario Istituto bancario un contratto di conto corrente; tale conto ha poi assunto nuova numerazione per effetto di avvicendamenti societari. Il Cliente, visto l’elevato saldo debitore derivante da somme illegittimamente addebitate e pertanto non dovute, ha agito in giudizio contro la Banca, contestando alla stessa di non aver mai ricevuto copia del contratto di apertura di conto originario e degli estratti conto per il periodo 1992 – 1999.

 

Di conseguenza, la Società ha contestato alla banca irregolarità circa:

– clausola relativa alla previsione di interessi debitori;

– anatocismo;

– commissioni di massimo scoperto;

– uso delle valute e delle spese di conto applicate.

 

Tutte le sopracitate contestazioni sono state accolte dal Tribunale, con conseguente dichiarazione di:

(a) nullità delle clausole riguardanti il calcolo degli interessi debitori e la capitalizzazione degli interessi a debito e a credito; (b)non applicazione di alcuna CMS, remunerazione o spesa.

 

Pur avendo la Banca successivamente fornito copia del contratto di conto corrente, dall’analisi dello stesso risultava infatti quanto segue:

– mancata indicazione del tasso debitore in maniera determinabile e controllabile, in quanto si fa rinvio ai cd. “usi piazza” (non ammissibili);

– mancata pattuizione in forma scritta della capitalizzazione degli interessi a debito e a credito, con rilevata discrepanza delle modalità di capitalizzazione rispettivamente applicata per il calcolo degli stessi;

– mancata pattuizione per iscritto di CMS e di ogni remunerazione connessa al conto corrente.

 

In considerazione dell’invalidità delle clausole di cui sopra, il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal Giudice ha provveduto ad effettuare il ricalcolo degli interessi sul conto corrente, secondo i seguenti criteri: annullamento del saldo debitore in essere, eliminazione degli effetti della capitalizzazione e dell’applicazione di interessi ultra-legali, ricalcolo del tasso per gli interessi passivi attraverso l’applicazione del tasso legale in sostituzione di quello utilizzato.

Dal ricalcolo è risultato non solo che il cliente non aveva, in realtà, alcun debito nei confronti della Banca, ma anzi un credito pari ad Euro 123.559.01, che la Banca è stata condannata a pagare, oltre alle spese di soccombenza quantificate in Euro 20.000 circa.

La pronuncia risulta sicuramente importante in quanto ribadisce che, in caso di mancata disponibilità in giudizio di tutti gli estratti conto del periodo di riferimento, come nel caso di specie, trova applicazione la c.d. regola del saldo zero; questo sia nel caso in cui agisca in giudizio la Banca per recuperare il proprio credito, sia nel caso in cui agisca il correntista per la ripetizione di oneri illegittimamente addebitati. Il Tribunale ha, infatti, sottolineato che la Banca non deve confondere l’obbligo di conservazione dei documenti contrattuali, che decade dopo 10 anni, con l’obbligo di vantare un credito, che in ogni momento deve poter essere provato.

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